Passa il tempo, passano le giornate che poi sembrano sempre le stesse.
Sono ancora qua, a piangere e a chiedermi perchè lo faccio, perchè continuo a regalare lacrime.
Sono così stufa di piangere, non ho forse pianto abbastanza? perchè i dispiaceri si accaniscono? perchè non è lecito vederli distribuiti anche agli altri?
Sono stufa di essere forte, di spostare il mio limite sempre un po' più in là.
Le regole del gioco non valgono per me: con me esiste solo l'eccezione.
Non è di casa la civiltà, non è di casa la sensibilità. Io che mi stupisco ogni giorno di più di quanto sia diventata stronza, poi davanti a certe situazioni non lo sono mai abbastanza, perchè poi temo che a vomitare veleno davanti alle persone che più mi hanno fatto del male non sarebbe altro che una resa incondizionata, un'ammissione di sconfitta, il trionfo della debolezza.
Invece ieri, in un dejavù del 1995, Apollo 13 o Aspettando Godot non ha fatto la differenza. Tutto come allora, e io inerme a guardare.
Pensavo di farcela, pensavo che dopo tanti mesi un segno di civiltà dall'altro sarebbe arrivato, invece no. Ma in quel caso la decisione era stata mia ed evidentemente sto ancora scontando la pena dell'aver deciso per entrambi.
Ma quella cosa viscerale che ho sentito, era per quell'altro.
Un invertebrato egoista, che non vede altro dio al di là di se stesso, che è un bambino cresciuto gobbo nel corpo di un quasi 30enne con le spalle troppo strette, un mancato figlio unico primo della classe.
La sensibilità di un rinoceronte nel gestire i rapporti, una velina al braccio colta come un concorrente del Grande Fratello, spalmati l'uno sull'altra come solo Paolo e Francesca saprebbero fare. La baldanza di lei, conscia che pochi mesi fa io stesso credevo di averla -testualmente- eliminata con una scorreggia, si godeva la sua vittoria come Cannavaro nel luglio 2006.
Lei ha fatto bene, ha fatto solo che bene: saltare da un letto all'altro non può che risollevare la sua libera professione. Chi meglio di me può congratularsi d'altra parte? Che il quel pollaio c'ho beccato per un po', passare da un gallo all'altro...non ha prezzo.
Rimango sempre interdetta dal comportamento di lui, colpevole più di lei che nemmeno mi conosce, senza parole e con la stessa sensazione di aver appena ricevuto un pugno nello stomaco.
Senza fiato, vicina al conato, avevo la testa bassa e i pensieri pesanti 'devo andarmene senza farmi vedere piangere'.
Lui, maledetto Gastone dell'esistenza, come sempre non si è reso conto del male che mi ha fatto. Non ho parole per distinguere il mio malessere, fatto di lacrime e rabbia che emergeva ad ogni passo mentre tornavo a casa a piedi, sotto la pioggia, come una ladra.
Mi sento di augurargli le peggio cose, come solo i cattivi dei film saprebbero fare, perchè ho bisogno di trovare un colpevole per il mio stato, e lui lo è.
Non riesco ad essere forte, non stavolta. Lo sono stata per tanto tempo, basta con questa storia che sono forte. E' falso, lo credete voi. Io non ho le spalle larghe, e se è vero che dio le manda solo a chi sa che potrà superarle bhè allora basta, devo forse prendere a sprangate qualcuno per far capire a dio che io non so come 'superarla' questa come tutte le altre che mi sono capitate?
Sono stufa di piangere, e di guardare Apollo 13 da troppi anni. Erano le medie, ma adesso siamo adulti, tutti. Forse.
domenica 19 aprile 2009
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