Alla festa del papà ho provato pudore e imbarazzo a fagli gli auguri, per il timore di riaprire una profonda ferita.
E la stessa sensazione si ripresenterà alla festa della mamma, tra poco. Con lei è ancora più difficile, perché mi sento in colpa per essere rimasta da sola…per sentirmi in dovere di farle gli auguri per due.
E’ passata Pasqua, veloce come corsa e lenta come uno stillicidio.
Non ricordo la Pasqua dell’anno scorso, non ricordo cosa abbiamo fatto, dove siamo andati, com’ero vestita, come’eri vestito. Non ricordo nulla.
Come non ricordo nulla del Natale: ce ne sono stati ventiquattro tutti uguali e tutti diversi e nessuno che credevo dovessi tatuarmi nella mente per il timore di non ricordare più.
Invece era l’ultimo natale, l’ultima pasqua. E non me li ricordo porca puttana.
Non credo nemmeno di averti fatto gli auguri, perché era così banale ho pensato.
Poi a Pasqua di quest’anno, mentre ero a messa (sì, mi ci hanno trascinata) con mamma e papà ho avuto un flash: io, la mamma e il papà che aspettavamo in garage che tu arrivassi a prenderci con l’Audi.
Ti ho visto.
Ed è stato un regalo bellissimo: un ricordo inaspettato, quando credevo di non averne più. In quel momento ho cominciato a piangere, in quel momento, per me, è stata pasqua 2008.
Questo sarà il ricordo che avrò sempre nelle prossime pasque a venire.
