giovedì 6 marzo 2008

Il Prima e il Dopo

Mi dicono che non si vede che sono contenta….ma lo sono, veramente.
Solo che tendo a non fare salti di gioia di continuo.
In realtà, a vederla da fuori, dovrei stare tranquilla, ho passato più di un anno alla ricerca di questo, e ora ci sono.
Ma manca qualcosa lo stesso.
D’altra parte, cosa devo saltare e sorridere a fare, quando il pensiero corre all’obitorio di Ancona?

Il lavoro è solo una parte del tutto. Sto cercando di guardarmi intorno, di vedere dell’altro.
Ma vedo che sono diversa.
Ero più spensierata ovviamente un anno fa, e forse anche più furba: ora quando qualcuno cerca di avvicinarsi lo attacco, lo sbrano, gli vomito addosso il peggio di me, la mia rabbia.

Sento che non ho niente da perdere.

Mi trastullo nella mia sicurezza che nessuno sa, nessuno capisce.
Mi gongolo quasi nell’idea che do di me stessa, così cattiva. Ma allo stesso tempo mi sento imprigionata in qualcosa che non riesco a cambiare, perché sono incazzata e da qualche parte deve venire fuori e non so come gestire questa forza quindi la lascio che vada dove deve andare, e finisce su persone innocenti.
Ma poi penso che anch’io ero innocente, e nessuno si merita ciò che di brutto gli capita, ma capita. E allora cosa devi fare?

Anziché essere più tranquilla, ora il mio pensiero corre sempre più spesso a quel momento: quel preciso istante in cui ho preso la chiamata, quella telefonata di pochi secondi, nemmeno un minuto credo.
L’ultimo istante di innocenza che ho avuto, e poi ho sentito la mamma piangere forte, ma così forte che non l’avevo mai sentita.
Quell’istante, quel secondo in cui la mia vita è cambiata, io sono cambiata e niente è stato più come prima.
Sono passati 7 mesi, e ora mi guardo indietro e vedo nitido quel momento così spartiacque tra il prima e il dopo della mia intera esistenza.
Prima, quando era tutto normale: avere un fratello, parlarne, litigarci, saperne il compleanno, il gusto nel vestire, nella musica, nelle macchine.
Dopo, quando diventa tutto diverso: una foto, un ricordo, un numero, un segno zodiacale, una canzone, una giornata del calendario, un colore, una città, una squadra.
Quel momento, quando ho ricevuto quella telefonata, in cui nella mia testa si è fatto il vuoto. Una cosa così grande che il mio cervello non è riuscito ad elaborarla in quei secondi. Quel momento ha scandito la mia esistenza tra il prima e il dopo.
Quello che era normale, ora non lo è più. Si capovolge il concetto di normalità: non è più normale pensare di scriverti un sms per dirti una cosa, non è più normale mandarti una mail per girarti il link al mio sito. Ora è diventato normale pensare a quei giorni in obitorio, è normale decidere che fiori portare in cimitero, è normale litigare io e la mamma per quale foto metterti.

Cosa è diventato normale ora, per me?
Il sacrosanto diritto di prendermela con chiunque, quando passerà se passerà?
Ma soprattutto, io voglio che passi? E’ così bello provare questo sollievo di potersela prendere sempre e cmq con chiunque.
Si tratta forse di abuso di potere? Abuso di dolore?
Vorrei uscirne, e smettere di essere sempre incazzata e smettere di aspettarmi sempre il peggio dalle persone. Perché anche quando il peggio si verifica, ho scoperto che non mi dà più tanta soddisfazione riconoscere che ho avuto ragione.