domenica 9 settembre 2007

Ero felice e non lo sapevo

Forse non sono più sola, o forse lo sono ancora di più. Chi può dirlo Andre?

Sono settimane che cerco di buttare giù due righe per mettere in formato word la tempesta che ho dentro. Magari a vedere le cose scritte ne prendo coscienza e me ne faccio una ragione.
Sai in quanti ci hanno detto cosi? Ce ne dobbiamo fare una ragione, dobbiamo andare avanti, dobbiamo farci forza. Quanto mi fanno incazzare queste espressioni. Come fa la gente a dire che me ne devo fare una ragione? Una ragione di cosa santo dio? Come faccio ad andare avanti se mi manca la forza?
L’avresti mai detto? Eri la mia forza Andre. Viene da ridere a pensare che poi nn ci vedevamo neanche tanto spesso, ma io sapevo che c’eri, mica cosa da poco.

Quanto è difficile andare avanti Andre, di domenica poi lo è ancora di più.

Nei momenti più impensabili della mia giornata penso a te, penso continuamente a te. E mi sento in colpa di come la mia vita faccia finta di andare avanti. Ogni secondo della mia vita mi fa pensare a te. Sei in ogni mio gesto: quando guido sei con me perché le mie prime guide le ho fatte con te affianco, e io nel panico più puro. Sei affianco a me anche ora che scrivo al computer, perché me lo hai insegnato tu ad usarlo. Sei con me anche quando guardo il cellulare, perché sei stato il primo ad averne uno a casa.

Sei con me a Milano? Quanto vorrei saperlo. Quanto vorrei sapere cosa devo fare ora, senza margini di errore.
Non c’eri nella mia quotidianità, ma sei parte di me come un braccio, come il sangue.

Sapessi quanto è difficile pensare a quel momento in obitorio Andre, quanto è difficile cercare di capire che in quel momento era tutto reale e non era un incubo. Quanto è difficile pensare che quello è stato il tuo ultimo salto nel vuoto, cosa darei per sapere cosa hai pensato in quell’istante in cui hai lasciato l’aereo. Hai pensato a me Andre? Per un secondo hai pensato a tua sorella? Anzi, alla tua sorellina? Io sono sempre quella lì, quella che da piccola si grattava sempre, quella che mangiava le pesche con lo zucchero insieme a te sul divano arancione di Sella Nevea. A cosa stavi pensando Andre? Non lo sapevi dove stavi andando vero?

Come faccio io a sapere ora dove sto andando? Come faccio ad affrontare tutta la mia vita ora? Io sono piccola Andre, tanto piccola. Sei tu quello grande, quello che sapeva sempre cosa fare.

Io sono da sola ora, e nella confusione più pura.

Mi manca l'entusiasmo.... eeeeeeh si lo so lo so è normale. Ma a cosa serve allora vivere se non si ha l’entusiasmo per farlo? Perché allora non si prende anche la mia di vita? Qual è la mia utilità qua?

C'ho i coglioni pieni di chi mi dice che la nebbia che mi circonda al momento "è normale" che se sono apatica "è normale" che se mi viene da piangere in ufficio "è normale". Cazzo è tutto stramaledettamente normale per gli altri. Non è normale morire a 28 anni, che se lo mettano in testa. Non è normale essere in 4 e trovarsi di botto in 3. Non è normale non avere più voglia di nulla, se non di aspettare la mia di fine.

Ogni giorno, anziché fare spallucce ai piccoli problemi reagisco con autentiche crisi di ansia. E allora dov’è la forza che gli altri dicono di vedere in me? Perché ora non mi vedono piangere forse?

Vorrei urlare a qualcuno che ho bisogno di qualcuno, ma non so di chi ho bisogno se non di tornare indietro.
Non so cosa voglio, se voglio stare da sola o con qualcuno. Non so se voglio restare a Milano o tornare a casa. Non so niente! Voglio che qualcuno mi dica cosa fare, che mi dica cosa fare senza margini di errore.

La cosa più terribile Andre, è aver raggiunto un’amara conclusione. Ero felice e non lo sapevo.

2 commenti:

elisa ha detto...

you're not alone.
Bacini e un abbraccio grosso
e.

deniis ha detto...

non trovo altre parole...forse perchè non c'è nulla da dire...TI VOGLIO
BENE!!!
a presto...
Deniis