Non lo avrei mai immaginato.
Io nelle mie parole metto solo amarezza, illusioni e delusioni. Ma non rabbia.
Quella, forse, la tengo per me. Ma neanche poi tanto, io non mi sento così arrabbiata.
A cosa servirebbe poi? Io mi sento distaccata.
Certe volte credo di vedere le cose attraverso un vetro. Faccio fatica ad entusiasmarmi per qualcosa di estremamente positivo, tendo ad aspettare prima di gioire. Che poi uno pensa: ma aspettare cosa? Non lo so, aspettare di essere certi, aspettare di avere superato tutte le difficoltà che potrebbero esserci, e poi, come alla fine di una corsa, tirare un gran respiro di sollievo.
In questi mesi sono cambiate le cose. Queste pagine, nate come forma di diario di me stessa, hanno cominciato ad avere degli avventori più o meno estranei.
E tutti, leggendo, si sono fatti un'idea più o meno veritiera della sottoscritta.
Eppure questo blog non è nato per essere capito. Non facendo mai citazione (per fortuna) di un nome, di una situzione, di un luogo o di una data, è difficile relazionarlo con la vita reale. Che si potrà mai capire da un pezzo in cui vomito risentimento su un'ex? E nei post precedenti, quanti altri personaggi della mia vita si sono guadagnati la citazione su queste pagine, magari pestandomi un piede?
No, questo blog è nato per scrivere quello che non riesco a dire, e per dirlo come so solo pensarlo.
Quindi, per chi sta leggendo, sto bene. Non rasento il suicidio, nè l'omicidio. Non sto piangendo, e non sto nemmendo ridendo.
Sono in bilico, in equilibrio sulla fune. Stare in equilibrio, a guardarlo da fuori, sembra la cosa più semplice, delicata e leggiadra del mondo. Ma chi ci prova, a stare lassù, ha ogni singolo muscolo del corpo in tensione. Cerca di mantenere l'equilibrio del corpo e la concetrazione della mente. E' uno degli sforzi fisici più faticosi, poichè è necessario avere piena padronanza di ogni singola fibra del tuo essere.
Ecco, io mi sento così: concentrata, spaventata, ma con la sbarra in mano e lo sguardo fisso davanti. Sono spaventata sì, perchè mi conosco, e so che ci sono cose che potrebbero farmi cadere, cose piccole, cose che gli altri non se ne accorgono nemmeno. Io però guardo avanti e metto un piede davanti all'altro. Piano, lentamente. Non c'è fretta.
La paura, la fottuta paura di cadere ancora, ce l'ho, e tanta.
